Relazione a cura del Dr. Giovanni Maria Severini presso il laboratorio di Terapia Genica, diretto dal Dr. Claudio Bordignon, dell'Ospedale S. Raffaele di Milano in collaborazione con il Centro di Malattie Metaboliche, diretto dal Dr. Bruno Bembi, dell'ospedale Burlo Garofolo di Trieste.
La malattia di Gaucher la malattia lisosomiale più frequente (1 su 50.000 nuovi nati nella popolazione d'origine caucasica) dovuta alla carenza dell'enzima beta-glucosidasi.
Il deficit di beta-glucosidasi determina l'accumulo di glucosilceramide, principalmente nel Sistema Reticolo Endoteliale e negli organi in cui maggiormente rappresentato e, nelle forme neurologiche, nel Sistema Nervoso Centrale (SNC).
Tre sono i fenotipi riconosciuti
Fino a pochi anni fa le possibilit terapeutiche erano ristrette al trattamento sintomatico delle complicanze, in particolare dell'anemia, piastrinopenia e delle crisi ossee. I primi successi nel tentativo di terapia radicale della malattia sono stati ottenuti con il trapianto di midollo osseo allogenico. Esso stato sperimentato positivamente in alcuni pazienti di tipo 1, come pure in qualche caso di tipo 3, quando effettuato prima della comparsi dei segni neurologici. Si invece dimostrato inefficace nei casi di tipo 2, in cui la compromissione neurologica continuata anche dopo il trapianto.
Alla fine degli anni '80 gli sforzi del gruppo di Brady presso il National Institute of Health di Bethesda, finalizzati a trovare una forma di enzima placentare umano che potesse essere veicolato nelle sedi d'accumulo, sono stati coronati da successo ottenendo una forma enzimatica attiva con una modificazione che permette la sua captazione, attraverso gli specifici recettori superficiali, da parte dei macrofagi circolanti ed il trasporto nelle sedi d'accumulo.
Questo stato chiaramente dimostrato per gli organi splancnici (milza e fegato) e per il midollo osseo, mentre non esistono ancora dati relativi all'arrivo dell'enzima nel SNC.
Le prospettive per il futuro per il guardano gli oltre l'infusione enzimatica e considerano la possibilit della terapia genica. Le moderne tecniche di biologia molecolare hanno permesso, negli ultimi anni, di conoscere i difetti genetici alla base di molte malattie ereditarie e consentono oggi di prendere in considerazione anche la possibilit di curare le malattie genetiche direttamente mediante la correzione della sequenza alterata del DNA nel genoma del paziente.
Le tecniche di terapia genica consistono infatti, nell'introduzione di una copia normale del gene non funzionante all'interno delle cellule del paziente mediante l'utilizzo di particolari vettori che non sono in grado di riprodursi ma veicolano con alta efficienza il DNA esogeno.
Gli sforzi principali in questo senso sono stati indirizzati verso alcune malattie genetiche che si manifestano a carico del sistema ematopoietico che risiedono nel midollo osseo ma, il miglioramento delle tecniche di trasferimento e l'utilizzo di vettori virali specifici per diversi tessuti consentiranno molto rapidamente di sviluppare tecniche di terapia genica per tutti gli organi, incluso il sistema nervoso centrale.
Il fatto che le cellule maggiormente interessate dall'accumulo di glucocerebroside siano quelle del sistema reticolo endoteliale e quindi responsive al trapianto di midollo, rende la malattia di Gaucher una patologia d'elezione a questo tentativo.
Allo scopo di mettere a punto u protocollo di terapia genica per la malattia di Gaucher, nel marzo del 1994 iniziato un progetto di ricerca di cui si occupa il dott. Giovanni Maria Severini presso il laboratorio di Terapia Genica, diretto dal dott. Claudio Bordignon, dell'ospedale S. Raffaele di Milano in collaborazione con il Centro di Malattie Metaboliche, diretto dal dott. Bruno Bembi, dell'ospedale Burlo Garofolo di Trieste.
L'obiettivo di questo studio , in una prima fase, quello di mettere a punto la tecnologia ed i vettori da utilizzare per la transfezione del gene "Gaucher" in precursori della serie ematopoietica, cellule staminali midollari, cellule endoteliali, in vitro ed in una seconda fase di passare alla sperimentazione in vivo su pazienti affetti dalla forma neurologica subacuta (tipo 3) della malattia di Gaucher.
Il motivo dell'individuazione di questi pazienti come candidati ideali per questo approccio terapeutico determinato dalle seguenti ragioni
I risultati sin qui raggiunti sono i seguenti
I passaggi successivi prevedono la verifica di tali caratteristiche del vettore in cellule di donatore per poi passare alla fase applicativa su cellule dei pazienti affetti dalla malattia di Gaucher. Quest'ultima fase di studio da effettuarsi in laboratorio dovrebbe concludersi entro la fine del 1996.
Il gruppo di studio che si occupa della messa a punto di questo protocollo di terapia genica si pone, quindi, come obiettivo, quello di rivoluzionare i concetti di terapia medica tradizionale per la malattia di Gaucher, non solo curandone i sintomi ma modificando o prevenendo i meccanismi patogenetici che sono alla base della malattia stessa.